Giuseppe Pelissero

Macellaio, contadino e viticoltore, memoria storica di Cossombrato

Nato nel 1934 a Cossombrato (AT), discendente di una famiglia di commercianti di vino e contadini. Fin dall’infanzia, come era normale al tempo, Giuseppe impara a lavorare nei campi, nella vigna e nella stalla, temprato dalla fatica della vita di campagna. Verso i vent’anni, presentandosi l’occasione di rilevare un’attività già avviata, decide di imparare il mestiere del macellaio.
E’ questo uno dei centri focali di questa testimonianza: la carne. Dal racconto di Giuseppe emerge la realtà di quella che oggi chiamiamo “filiera alimentare”. Egli infatti è già competente fin da bambino del lavoro di allevamento dei bovini, ed imparando il mestiere di macellaio aggiunge le conoscenze riguardanti la selezione dei capi di bestiame migliori e la lavorazione del prodotto. Con evidente passione ed indubbio talento, inclusa la capacità di saper imparare dagli esperti, Giuseppe in tempi rapidissimi acquisisce professionalità, autonomia e consolida la sua attività in un periodo storico, gli Anni Cinquanta del secolo scorso, in cui il consumo di carne aumenta sensibilmente.
Ancora una volta si presenta forte il legame fra tradizione ed innovazione: le conoscenze dell’intervistato intorno all’argomento sono attualissime, proprio nel momento in cui è urgente tornare ad una produzione di carne più razionale, che abbia un minore impatto sull’ecosistema di quanto sta facendo da decenni il disastroso metodo di allevamento intensivo, che oltre a provocare sofferenze indicibili negli animali, è giudicato dagli scienziati una delle cause primarie di emissione di gas serra, di impoverimento dei terreni, di deforestazione selvaggia per far posto alle coltivazioni di foraggi per gli allevamenti.
L’intervista assume anche un valore più ampio, poiché ci presenta uno spaccato di vita della società contadina tradizionale: il testimone ricorda con emozione personaggi, avvenimenti, momenti festivi della vita nel paese di Cossombrato, ripetendo più e più volte quanto fosse centrale la solidarietà all’interno della comunità, quanto la vita sociale ed economica si basasse su una rete di relazioni, scambi, momenti di aggregazione, condivisione.

 

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Tags: Diego Diaz Morales, Cossombrato, viticoltura, razza bovina piemontese, macellaio, enogastronomia, antichi mestieri, antropologia culturale, vita contadina, Astigiano, Novecento, storia astigiana, memoria, Regione Piemonte, Piercarlo Grimaldi, Casa degli alfieri, patrimonio immateriale, banco delle memorie, ARTEPO


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