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Luciano Nattino

lucianoNasce ad Asti nel 1949 da famiglia operaia. Si laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Università Bocconi di Milano. Fin da bambino si è accostato al teatro popolare come spettatore e presto come interprete e regista nell’ambito parrocchiale, ove diviene animatore di un gruppo di coetanei che proseguirà l’attività teatrale fino all’età adulta. Fra questi c’è Antonio Catalano, con cui condividerà 50 anni di ricerca teatrale.

Intendendo il teatro come parte di una cultura attiva, che incida sulla società in cui agisce, è tra i fondatori del Collettivo Teatrale Gramsci nel 1971; nel 1972 il gruppo prende il nome di Magopovero e si apre una fortunata stagione di produzione di spettacoli che hanno fatto la storia del teatro italiano, catalizzando intorno al nucleo originario innumerevoli collaborazioni con altri artisti di fama nazionale ed internazionale.

In parallelo al lavoro teatrale Nattino svolge per alcuni anni l’attività di insegnante di francese; inoltre è coinvolto attivamente nella vita amministrativa e politica di Asti, nella segreteria del PCI, in Consiglio Comunale e poi come Assessore all’Istruzione e Servizi Sociali. Nel 1979 è tra i promotori del Festival Asti Teatro e nel 1987 tra i fondatori di Premio Scenario. Nel 1994 fonda, con gli altri membri tutt’ora in attività (Maurizio Agostinetto, Antonio Catalano e Lorenza Zambon), la Casa degli alfieri, il centro studi e ricerche teatrali sito a Castagnole Monferrato (AT). Nel 1999 è eletto Presidente Nazionale Teatro Agis.

La sua ricerca teatrale è sempre connotata dai suoi interessi antropologici, di indagine cioè sull’uomo e le sue “periferie esistenziali”. Gran parte dei progetti realizzati negli ultimi anni sono rivolti all’indagine metodica e alla salvaguardia della cultura popolare della sua terra, all’incontro con artisti e gruppi che interpretano e conservano il patrimonio culturale, linguistico, teatrale, musicale dell’astigiano. Nattino si fa inoltre promotore e offre supporto scientifico e di direzione artistica per feste, fiere, rassegne teatrali, ritualità tradizionali e momenti di incontro volti a riallacciare i fili della comunità di cui si fa interlocutore.

Nel 2012 gli viene diagnosticata la SLA, che presto gli toglie la possibilità di muoversi, parlare, scrivere. Ma fino all’ultimo, grazie alla strenua volontà dell’amata moglie Alba, all’impiego di supporti tecnologici ed all’aiuto di molti amici, riesce ad occuparsi del suo teatro, sia nel ruolo di progettista sia come spettatore, autore e regista.
Si spegne nel 2017 nella sua casa di Serravalle d’Asti.


“Da sempre scelgo il teatro come veicolo di qualcos’altro, esperienza in cui racconto e rito convivono, opera transitoria che non si fissa se non per frammenti ma che crea, nella relazione e nell’incontro, il coro, la comunità.
Un teatro che non fornisce soluzioni, che non serve idee pronte, ma che si dà come vita intensa, concentrata in un breve spazio e momento, e che propone una propria visione per un mondo modificabile.
Non buoni sentimenti, non semplice trascrizione del reale ma invenzione, eresia, ricerca di poesia, costante messa in gioco, in discussione. Presentazione di conflitti, non soluzione degli stessi.
Allo spettatore il compito di decidere, di interpretare.
Nel mondo dello spettacolo globale il teatro (quello che scelgo e che mi sceglie) vive bene la sua anomalia mediatica: quella di non essere ancora omologato, reso “prodotto” per tutti i gusti.
Il nostro lavoro teatrale sulla memoria, sulle tradizioni o sui rapporti di comunità, punta sull’incontro dal vivo tra le persone. Esso utilizza i linguaggi di oggi contaminandoli con quelli del passato, soggettivizzandoli, reinventandoli.
Racconta il passato scoprendo il futuro che vi è dentro.
Del resto tradizione non è contrario di innovazione, ma una sua componente.
Scriveva Pavese: «Avere una tradizione è men che niente se non la reinventi continuamente».
Il passato e il futuro, la tradizione e l’innovazione sono due sponde di un fiume. E un traghettatore (come a volte ci definiamo noi teatranti), un buon traghettatore è colui che conosce bene tutte e due le rive, che crede in entrambe.
Solo così egli può fare al meglio il suo lavoro”.
Luciano Nattino


Casa degli Alfieri
Località Bertolina, 1 14030 Castagnole Monferrato (AT)
339 2532921    info@archivioteatralita.it

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